Opera di Juan Mayo — cavallo tra turchese e ruggine

Pittore · dal Perù alla Svizzera

Juan Mayo l'anima del colore

«Il colore è un'estensione della tua anima e della tua passione.»

Vibrazione Emozione Sentimento
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Il manifesto

Non cerco di identificarmi con un movimento o un cliché. Voglio che la mia arte sia solo arte, staccata da tutto. Pitturo per me stesso.

A settant'anni, l'evoluzione non è finita: è sempre un ricominciare da capo. Dai paesaggi ai cavalli, dalle donne al surrealismo — c'è una voglia incredibile di esplodere e sperimentare nuove forme.

I colori trasmettono una grande energia, ma deve essere sempre controllata. Accostare una tonalità fredda a una calda crea l'equilibrio che cerco costantemente, sia nella vita che sulla tela.

— Juan De la Cruz Mayo

01Vibrazione
02Emozione
03Sentimento
Ritratto di Juan De la Cruz Mayo nel suo atelier Nell'atelier, Klosters

Il percorso

Dai margini dei giornali
alla luce della Svizzera

Bambino, in Perù, dipingeva con le matite sui margini dei giornali — semplicemente perché non c'era altro. Poi, un Natale, il padrino gli regalò una scatola di acquerelli: in quel momento preciso nacque la vera passione. Da lì in poi, solo un dipingere continuo.

L'accademia con il maestro Jaime Arce, i concorsi nazionali vinti, e l'incontro decisivo con la cultura autoctona: i colori, la forza e le forme della cultura Quechua hanno invaso la sua personalità. Una palette nata dall'archeologia andina — peruviana, incaica — fusa con l'arte classica e l'amore per gli impressionisti.

Oggi vive e dipinge a Klosters, sulle montagne svizzere, dove ha finalmente potuto abbracciare l'acquerello professionale. La sua impronta resta l'impasto forte, la texture materica, le tonalità che vibrano.

5 anni
Le prime pennellate in Perù, sui margini dei giornali.
19 anni
I seminari di archeologia: la palette andina che conserva ancora oggi.
Accademia
Formazione classica con Jaime Arce. Concorsi nazionali vinti.
Oggi
A Klosters, in Svizzera. Verso il surrealismo e l'astrattismo: ricominciare da capo.
Juan Mayo al cavalletto, mentre dipinge un cavallo

Il processo

Quando dipingo,
il tempo svanisce

«Il fatto stesso di prendere i colori è un rituale. Smetti di pensare, ti fermi e diventi un'estensione della tua anima. Le mani e le emozioni viaggiano insieme.»

Può iniziare alle tre del pomeriggio e accorgersi che sono le sei del mattino, senza aver sentito la stanchezza.

  • Alan Parsons o gli Eagles, quando serve grinta — i classici per l'acquerello.
  • Profumi e incensi che accompagnano la tela.
  • Un'opera lasciata ferma per mesi, poi ripresa: «se Leonardo ci ha messo dieci anni…»

Gli altri progetti

Una sola mano,
molti modi di creare

Oltre la pittura, la visione di Juan vive nell'oreficeria d'autore e nella terra.

L'intervista

Juan e l'anima del colore

Dalle prime pennellate in Perù alla maturità in Svizzera: un viaggio tra identità, tecnica e ricerca dell'equilibrio.

Anteprima dell'intervista a Juan Mayo
Guarda l'intervista
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Le opere

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